Tecniche di preservazione dell’alveolo con l’uso di fibrina ricca in piastrine, fattori di crescita concentrati di alloinnesto osseo. Case report

0
55

Background

La fibrina ricca in piastrine (PRF) è stata sviluppata sulla base di una proposta contenuta in un articolo pubblicato dal Dr. Joseph Choukroun nel 2001. Choukroun (2001) pubblicò un articolo in francese che per un certo tempo non ha avuto molto seguito, ma la soluzione da lui proposta, la PRF, era in grado di vincere molte delle sfide di idee precedenti e aveva il potenziale di aiutare la guarigione delle ferite. Si proponeva di liberare fattori di crescita per 7 giorni, senza necessità di calcio e di trombina aggiuntivi, e senza doverli riscaldare. Secondo quanto suggerito, le cellule sarebbero state intrappolate in un reticolo di fibrina, che avrebbe consentito un lento rilascio delle citochine e dei fattori di crescita. Si trattava di un concentrato autologo di piastrine/leucociti derivato senza manipolazione biochimica. Infine poteva essere prodotto in modo relativamente semplice in uno studio odontoiatrico senza necessità di apparecchiature elaborate. Da quando è stata proposta nel 2001, ci sono stati molti sviluppi negli utilizzi della PRF nella medicina rigenerativa. Molti sono i benefici proposti nell’uso della PRF, che vanno da una guarigione più predicibile delle ferite, ad una morbilità ridotta dell’innesto, ad una maggiore stabilità dell’innesto, alla percezione ridotta del dolore, ad un’osteointegrazione più predicibile, a una ridotta incidenza di infezione postoperatoria, ad un trattamento naturale per l’alveolite fibrinolitica, ad una membrana naturale per coprire l’innesto e risolvere le perforazioni del seno, ad un riempitivo dei divari in odontoiatria impiantare, ad un coagulo da posizionare negli alveoli postestrattivi e al risparmio di costi, per menzionarne solo alcuni. La procedura PRF iniziale consisteva nel prelevare 2 fialette di sangue dal paziente utilizzando provette di vetro rosso senza anticoagulante. Il vetro agiva in modo da attivare la cascata della coagulazione. Queste provette erano poi trasferite rapidamente ad una centrifuga da laboratorio che faceva ruotare il flacone a 3.000 giri al minuto per 10 minuti. Dopo 10 minuti il sangue si suddivideva nelle sue componenti di globuli rossi compattati, coagulo di fibrina e plasma residuo. Il coagulo di fibrina poteva essere poi compresso in un box di PRF per creare membrane PRF. Al di là dell’articolo classico sulla PRF, ci sono stati degli sviluppi in questo campo per ciò che riguarda le tecniche di produzione. La prima è stata l’introduzione dell’a-PRF (PRF avanzata) nella quale il sangue è prelevato in modo simile mentre invece la velocità di centrifugazione e la durata cambiano da 3.000 giri al minuto a 1.300 giri al minuto, e 10 minuti diventano 8. Questo protocollo richiede anche che le provette siano lasciate ferme per 5 minuti al termine della produzione, perché la velocità iniziale finiva col determinare un accumulo troppo grande di fattori di crescita; la minore velocità, il tempo più ridotto e il periodo di riposo consentono invece una distribuzione più graduale dei fattori di crescita nell’intera membrana PRF. La seconda è stata l’introduzione dell’i-PRF (PRF iniettabile) che permette all’utilizzatore di creare una colla di fibrina che ha molti impieghi nella ri-generazione ossea guidata. Per fabbricarla si deve prelevare il sangue e poi centrifugarlo a 700 giri al minuto per 3 minuti. L1-PRF risultante deve essere prelevata immediatamente e subito usata sul paziente.

Presentazione di un caso

Un paziente maschio di 65 anni si è presentato in studio con una carie non restaurabile su un dente precedentemente devitalizzato. Il paziente aveva male e voleva che il dente fosse estratto. Il paziente è stato sottoposto ad un breve ciclo di antibiotici orali, Amoxil 500 mg 1 compressa ogni 8 ore per 10 giorni. Mentre assumeva antibiotici il dente è stato estratto atraumaticamente (Figg. da 6 a 8). Dopo l’estrazione l’alveolo è stato accuratamente sbrigliato con una curette e abbondantemente irrigato con soluzione fisiologica. Il lembo è stato poi sottominato per facilitare l’innesto di PRF sotto di esso e la sutura (Fig. 9). È stato creato sticky bone usando iPRF miscelata con 0,5 cc di alloinnesto di osso corticale mineralizzato con dimensione delle particelle fra 250 e 1000 pm. Dopo che si era “gelificato”, è stato trasferito al sito di estrazione ed è stato compattato con uno strumento in titanio per innesto osseo (Figg. 10 e 11). Dopo aver applicato lo sticky bone, la ferita è stata coperta con due strati di una membrana di aPRF che è stata fabbricata contemporaneamente al prelievo di sangue per l’iPRF (Figg. da 12 a 20). L’aPRF è stata fissata con suture a materassaio orizzontali, la ferita è stata chiusa con 2 suture interrotte in PTFE 4-0 e una sutura in PTFE 4-0 come in figura 25 (Figg. da 21 a 26).

Conclusione

Le applicazioni di fibrina ricca in piastrine ci hanno fornito un’enorme capacità di dare ai pazienti un mezzo efficace in termini di costi e molto sicuro per preservare il volume osseo dopo le estrazioni nei pazienti che possono richiedere successivamente una terapia impiantare. La procedura può essere eseguita in maniera efficiente in studio.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here