Sensibilità dentinale

0
15

La dentina è la parte di dente che riveste completamente la polpa e che a sua volta è ricoperta dallo smalto a livello coronale e dal cemento a livello radicolare.
Senza volerci addentrare in complesse descrizioni istologiche è importante comunque accennare brevemente ad alcuni aspetti anatomici.
Essa è formata da materiale altamente mineralizzato, ma comunque molto meno “ duro “ dello smalto ed è attraversata da innumerevoli microscopici canali che partono dalla polpa e arrivano fino allo smalto, aventi un diametro che da 2,5 micron si riduce fino a 0,9.

Il numero di tubuli dentinali a ridosso della polpa raggiunge e supera i 40000 per millimetro quadrato per diminuire a circa 30000 a metà dello spessore della dentina fino a scendere a 20000 al raggiungimento della parete interna dello smalto.

A loro volta i tubuli contengono nel loro interno i processi odontoblastici che non sono altro che prolungamenti delle cellule della polpa, posizionate subito a ridosso della parete interna della dentina, e dal fluido dentinale in cui questi galleggiano.
Una cosa importante da sottolineare è l’assoluta mancanza di fibre nervose all’interno di questi tubuli.

Allora come mai in alcuni pazienti l’esposizione della dentina, quando stimolata dall’esterno, provoca un aumento di sensibilità dei denti che può essere più o meno fastidioso fino addirittura a trasformarsi in un conclamato quadro doloroso ?

Gli stimoli esterni capaci di provocare una reazione di carattere sensitivo, oltre a quelli meccanici ad effetto traumatico per contatto diretto ( spazzolamento o stimolazione di altro tipo ) sono principalmente quelli di tipo termico ( 75% al freddo e 25% al caldo ) mentre rari ( meno del 5% dei casi ) sono quelli di tipo osmotico dovuti al contatto con sostanze acide ( bibite o spremute, cibi contenenti aceto o limone, ecc ) o dolci contenenti zuccherri.
Quello che caratterizza tutti questi fattori stimolanti è la capacità di determinare dei movimenti, con relativi cambiamenti di pressione in alcuni punti, del liquido presente nei tubuli dentinali.
Così il freddo sarà capace di causare un movimento idrodinamico verso l’esterno con conseguente stimolazione acuta e di breve durata delle cellule adontoblastiche tramite una pressione negativa a livello dei loro prolungamenti citoplasmatici, mentre il caldo al contrario sarà motivo di movimenti idrodinamici centripeti con conseguente aumento della pressione che porta ad una dolorabilità diversa, più sorda e continua.

Una caratteristica della SENSIBILITA’ DENTINALE è che si manifesta con forte intensità solo nel 30% dei casi in cui è possibile evidenziare un’esposizione della dentina stessa a livello del colletto ( zona del dente dove, a ridosso della gengiva marginale, lo smalto termina per lasciare il posto al cemento radicolare ) e tra questi molto variabile è la frequenza degli episodi dolorosi che si manifestano ogni volta che c’è uno stimolo efficace, differenziandosi in varie forme fino ad avere carattere episodico con intervalli anche di alcuni mesi.Una caratteristica invece di carattere comportamentale è quella che vede solo un terzo dei soggetti colpiti recarsi dal dentista e spesso solo nella convinzione che all’origine del disturbo vi sia un processo carioso.
La maggior parte delle persone infatti ritiene, probabilmente per sentito dire, che non ci sia niente da fare o che, dato che gli episodi non sono poi così frequenti, prima o poi sicuramente andrà tutto a posto spontaneamente.

Anche per la sensibilità dentinale, come per ogni altra patologia, la prevenzione è la migliore delle terapie.

Tra i principali motivi di insorgenza dei disturbi vanno sottolineati quelli di carattere dento-scheletrici, con causalità naturale o dovuti a trattamenti ortodontici pregressi, dove le radici dei denti si trovano fortemente posizionate verso l’esterno delle ossa mascellari e/o mandibolare con preoccupante assottigliamento di quest’ultime ), quelli da trauma continuato dovuto principalmente ad uno spazzolamento errato con movimenti scorretti, spazzolini dotati di setole troppo dure o con paste dentifricie fortemente abrasive e quelli dipendenti da abitudini alimentari favorenti come precedentemente accennato.

E’ intuitivo comprendere che una recessione della gengiva a livello del dente o dei denti interessati ( principale causa del disturbo ) sicuramente passa attraverso una fase iniziale dove l’esposizione radicolare è minima e spesso asintomatica e dove è possibile da parte del professionista intercettarla facilmente ed efficacemente e decidere quanto meno di monitorare attraverso i controlli dell’Igienista l’evoluzione della stessa.
Le persone che non ritengono importante sottoporre il loro problema al dentista applicano spesso una specie di autoterapia attraverso un’igiene domiciliare eseguita con acqua tiepida, con movimenti di spazzolamento molto leggeri ( e quindi inefficaci nel rimuovere la placca batterica con conseguente reale rischio di insorgenza carie ! ) fino ad arrivare addirittura a non assumere più alcun cibo o bevanda fredda o troppo calda.
Molti invece si affidano unicamente a dentifrici con specifiche capacità desensibilizzanti, ma che spesso non sono e non possono essere completamente risolutori.
Se si considera che ben un terzo della popolazione dopo i trenta anni di età soffre di questi disturbi si può facilmente comprendere come il mercato di questi dentifrici sia negli ultimi anni in perenne crescita.
Tutto ciò ovviamente non agisce sulle cause che hanno provocato l’insorgere della sensibilità, ma solo sui sintomi, non producendo pertanto nessun risultato definitivo. Quasi sempre però quando la sintomatologia dolorosa dei denti raggiunge livelli ritenuti insopportabili costringe il paziente a considerare seriamente la cosa e ad affidarsi finalmente ad una terapia professionale.

A sua volta quest’ultima varia a seconda del tipo di lesione scatenante e del suo grado di sviluppo.
Una prima analisi va fatta riguardo allo stato di salute della gengiva del dente interessato e dalla presenza o meno di recessione con esposizione della radice e qualora questa fosse presente 2rilevare con attenzione la quantità di gengiva cheratinizzata residua.
Differentemente può essere presente solamente una lesione cosiddetta “ a colpo d’accetta “ più o meno marcata riguardante proprio la struttura dentale con perdita dello smalto ed esposizione della dentina sottostante.
Oppure le due manifestazioni possono presentarsi contemporaneamente.
Subdolamente invece, a livello macroscopico, può esserci, in rari casi, una totale assenza di entrambi questi quadri clinici.
Tuttavia ad un più attento esame con sistemi ingrandenti si può sempre rilevare un’area, magari molto ristretta, dove i prismi dello smalto anno cominciato a “ sgretolarsi “.

Va detto che il coefficiente di durezza della dentina è del tutto inadeguato a contrastarne l’abrasione data dai cicli di spazzolamento e dalle sostanze acide che con l’alimentazione vengono a contatto con le zone interessate e pertanto il non intervenire finché la lesione è contenuta porta ad un inevitabile progredire del fenomeno distruttivo… anche e soprattutto in assenza di episodi dolorosi.
Tecnicamente quindi quando necessaria dovrà essere eseguita una stratificazione ricostruttiva estetica dello smalto andato perduto fino ad arrivare, qualora vi fosse una recessione con insufficiente gengiva cheratinizzata residua come precedentemente accennato, ad un intervento parodontale di ricopertura radicolare.

Nello Studio Dentistico Associato Lombardo un decisivo salto di qualità nella terapia non invasiva di queste forme dolorose lo ha dato il LASER che, chiudendo i tubuli dentinali nelle loro porzioni esposte attraverso il processo di “ vetrificazione “, riesce normalmente in una sola seduta a eliminare completamente ogni sintomatologia con un’efficacia di gran lunga superiore ad ogni precedente tecnica precedentemente utilizzata.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here