Concrescenza dentale. Caso clinico

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   La concrescenza o fusione dentale è un’anomalia strana dello sviluppo, con una percentuale d’incidenza nella popolazione dello 0,8%. Sono i molari superiori i denti che subiscono soprattutto questa anomalia la cui diagnosi è radiografica e spesso accidentale. La sfida maggiore consiste nella realizzazione di una terapia per i denti interessati. Questo caso presenta una fusione dei denti 17 e 18, uniti a livello dei due terzi superiori delle loro radici

Introduzione

La concrescenza dentale è una strana anomalia dentale definita come l’unione del cemento di due denti adiacenti a livello radicolare  (Fig. 1 ). Secondo diversi autori, la sua percentuale sarebbe di circa 0,8%. Di grande importanza è la diagnosi corretta, prima di effettuare le estrazioni, evitando il rischio di danneggiare un’area vasta di osso alveolare, oltre alle strutture anatomiche circostanti. Generalmente si effettua una verifica a livello del secondo e terzo molare superiore, dove i denti, completamente sviluppati e con i loro canali radicolari separati, si fondono a livello del cemento radicolare. Quest’anormalità va associata a traumi o affollamento dentario, e si può verificare prima o dopo l’eruzione dei denti. La diagnosi clinica è davvero difficile e la scoperta radiologica può essere una sfida, perché sia le immagini intraorali sia l’ortopantomografia ci fanno vedere immagini bidimensionali che possono portare a una diagnosi errata a causa di sovrapposizioni o affollamento, che rendono difficile l’interpretazione di una immagine. Quest’anomalia dello sviluppo può incidere enormemente sui risultati delle terapie, non soltanto per quanto riguarda le estrazioni, come abbiamo già detto, ma anche per le cure canalari, periodontali, prostodontiche ed ortodontiche. Questo studio evidenzia il caso di una paziente con una concrescenza a livello del secondo e terzo molare superiore di destra, illustra le scoperte cliniche e radiologiche e, a volte le difficoltà per le estrazioni.

Caso clinico

Paziente di sesso femminile, anni 58 che si presenta nella clinica della nostra Università, lamentando dolore durante la masticazione, a livello dei molari superiori di destra. L’esame clinico rivela una estrusione del 17 e mobilità dei denti 17 e 18. L’ortopantomografia rivela una sovrapposizione delle radici dei denti 17 e 18 (Fig. 2). Si decide l’estrazione del 17 e 18, sospettando una concrescenza di entrambi, sia per il risultato radiologico, sia per la mobilità di entrambi muovendo solo uno di essi. L’esame endodontico conferma la presenza della fusione fra 17 e 18 uniti a livello radicolare (Figg. da 3 a 5).

Conclusione

La fusione dentale è il risultato dell’unione di due denti, che può apparire in qualsiasi stadio dello sviluppo dell’organo dentale. Questo processo coinvolge strati germinali, epiteliali e mesenchimali, che danno come risultato una morfologia dentale irregolare. I denti si possono fondere a livello della dentina o del cemento; quest’ultima situazione è chiamata concrescenza. La concrescenza dei denti è in realtà una forma di fusione che avviene dopo la formazione radicolare. In queste condizioni, i denti si uniscono soltanto a livello del cemento, probabilmente come risultato di una lesione traumatica o affollamento dentale, con riassorbimento della cresta ossea interradicolare; avviene pertanto la fusione per la deposizione di cemento fra i denti. La concrescenza comporta una perdita dell’architettura gengivale, che a sua volta porta allo sviluppo d’imbuti infra-gengivali, che possono essere causa di un accumulo di biofilm e della distruzione in seguito del tessuto periodontale. Anche se i termini concrescenza e fusione dentale vengono utilizzati per definire due anomalie morfologiche differenti, la diagnosi differenziale fra una e l’altra è molto difficile, malgrado un grande numero di casi descritti nella letteratura. Le analisi cliniche e radiologiche ci possono fornire l’informazione richiesta per la diagnosi di queste anomalie. Il caso presentato in questa pubblicazione è un tipico caso di concrescenza a livello del secondo e terzo molare, proprio la zona in cui sono più frequenti queste anomalie. La morfologia dei denti fusi è varia e questa condizione può mettere a rischio la sopravvivenza di qualcuno di essi. Se la fusione non è estesa fino all’apice si può provare a tagliarli rendendoli distinti. Per fare questo bisogna levare un lembo e realizzare una minima ostectomia, cercando di non mettere a rischio i tessuti di supporto. Questa manovra di odontosezione si deve fare a scapito del dente che verrà estratto. Nei casi che coinvolgono tre denti, la terapia di scelta è l’estrazione. Nel caso presentato, la fusione riguardava i due terzi superiori radicolari. L’opzione terapeutica più adatta era l’estrazione di 17e 18 (Fig. 4).

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